Tutti noi conosciamo bene il dolore che si prova per la perdita di coloro che abbiamo amato, a prescindere che si tratti della separazione da una persona, animale, paese, relazione o qualsiasi altra perdita che imponga un cambiamento profondo doloroso nella nostra vita.
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QUANDO IL DOLORE NON HA MISURA: IL VALORE DI OGNI PERDITA
Come sappiamo, il lutto non viene vissuto solo in caso di morte di una persona cara, ma viene vissuto ogni volta in maniera intensa quanto più il soggetto o l’oggetto mancante erano importanti per chi ne ha subìto la perdita. Questo ci porta a spostare l’attenzione da ciò o da chi non c’è più, allo stato emotivo di chi deve fare i conti con l’assenza.
Chi o che cosa non c’è più non è rilevante, ma lo sono le emozioni di chi è in lutto. Per una bambina di sette anni perdere il suo amato ed inseparabile peluche a cui era profondamente legata può essere emotivamente devastante. Per una persona che ha perso la sua casa il dolore potrebbe essere lacerante. Per chi ha visto morire una persona cara l’assenza potrebbe divenire insostenibile.
IL DOLORE GIUDICATO: QUANDO IL LUTTO NON È RICONOSCIUTO
Nonostante queste realtà, ancora si tende a giudicare il dolore degli altri in base a quanto noi reputiamo importante l’oggetto della perdita, senza cercare di comprendere che la persona sofferente potrebbe avere (ed effettivamente ha) un altro tipo di relazione con ciò che ha perso. Essere in sofferenza per la morte di un animale è ancora reputato da molti una forma di lutto secondario, non riconosciuto.
Ad ogni modo, chi ha provato un dolore simile e conosce bene la tristezza che si attraversa, non ha bisogno del consenso degli altri per validare il proprio dolore. Il periodo che segue la perdita (mi riferisco a quella di un animale) è un vero turbinio di emozioni che non ha data di scadenza. Sentiremo per sempre la mancanza dei nostri amati animali, impareremo a conviverci e a costruire una nuova realtà intorno a quella assenza, ma mai il dolore scomparirà definitivamente.
La sua elaborazione richiederà del tempo in cui si attraverseranno alti e bassi man mano che la vita avanzerà, ma basterà rivedere una sua vecchia fotografia, o un animale incontrato per caso che gli assomigli o sentire una canzone improvvisa alla radio che ci leghi al nostro animale, per far risanguinare la ferita e far tornare gli occhi lucidi. Ci sono poi dei momenti dell’anno in cui le assenze pesano come macigni: il giorno del nostro o del suo compleanno, o ancora l’anniversario della sua morte. Il periodo natalizio è senz’altro uno di questi. A Natale le assenze fanno un rumore assordante.
Ci sono luci che a dicembre sembrano più forti che mai. Le città si riempiono di colori, di canti, di gente che si stringe e ride. Ma per qualcuno, sotto tutte quelle luci, c’è un’ombra che torna a farsi sentire.
È il vuoto di chi non c’è più, e nei cuori di chi ama gli animali, quel vuoto ha la forma di una zampa, di un musetto, di uno sguardo che non verrà dimenticato.
IL NATALE DOPO
Il primo Natale senza di loro è un giorno che non ha nome. Si cerca di sorridere, di stare in mezzo agli altri, ma ogni cosa ricorda: quella coperta piegata nel cesto, la ciotola riposta, le foto che sbucano sul telefono come se il tempo non fosse passato.
E per chi viveva solo con il proprio cane o gatto, quel vuoto diventa una stanza intera, una casa che non risponde più. Il rumore dei passi è troppo grande, il silenzio troppo pesante.
C’è chi tiene ancora il guinzaglio appeso, chi lascia il tappetino al suo posto, chi non riesce a buttare l’ultima confezione di crocchette.
Non c’è da vergognarsene. Il dolore dell’assenza è la prova dell’amore che abbiamo provato.
E quando arriva il Natale, con la sua promessa di luce e rinascita, quel dolore sembra risvegliarsi, perché la luce, inevitabilmente, fa vedere anche le ombre.
IL DOLORE SILENZIOSO
C’è un momento, dopo la cena, dopo i brindisi, dopo i sorrisi forzati, in cui ci si ritrova soli. Gli altri sono andati via, le luci si abbassano, e allora torna tutto. Ci si siede sul divano e manca quella presenza che scaldava più di qualsiasi coperta. Manca quella codina che scodinzolava anche solo per guardarti, quello sguardo che diceva “ci sono”, sempre e comunque.
Anche chi è circondato da persone sente quel nodo in gola, perché l’amore che un animale ci dona è diverso: è totale, puro, costante, senza parole ma pieno di verità.
E quando si spegne, resta un silenzio che parla più forte di mille voci.
ONORARE LA LORO PRESENZA
Il dolore non va scacciato.
Va accolto, riconosciuto e onorato, come si fa con un dono prezioso.
Chi ci ha lasciato, animale o persona, continua a vivere nella nostra memoria, e soprattutto nel modo in cui continuiamo ad amare dopo di loro.
Ognuno di noi ha un proprio modo di onorare la perdita integrandola nella propria nuova biografia “da oggi senza più te nella forma in cui ti ho conosciuto”.
Un piccolo rituale da fare nel periodo delle feste può essere un gesto semplice ma carico di significato che potrebbe permetterci di ricordare e ringraziare il nostro animale e magari di sentirlo un po’ più vicino.

RITUALE DELLA LUCE E DEL CUORE
Provo a proporre un piccolo rituale che personalmente mi risuona dal quale potrebbero nascere degli spunti, ma ognuno può crearsi quello che meglio si avvicina al proprio sentire.
- Scegli una sera tranquilla, magari proprio la vigilia o una notte di dicembre in cui senti più forte la sua mancanza.
- Prepara un piccolo angolo: può essere un tavolino, un ripiano, un punto dove amava stare il tuo animale.
- Accendi una candela bianca, simbolo di presenza e purezza.
- Metti accanto un oggetto che li rappresenti: un collare, un gioco, una foto, o anche solo un fiore o una pietra raccolta in un luogo che vi era caro.
- Aggiungi una ciotolina d’acqua, elemento di vita, di continuità, di passaggio.
- Chiudi gli occhi e pensa a un momento felice vissuto insieme.
Senti la gratitudine, più che la mancanza.
Ringrazialo, mentalmente, per averti scelto, per averti insegnato cosa significa amare senza condizioni. - Lascialo andare, ma non via: lascialo libero di stare dove vuole, nel tuo cuore.
Puoi tenere la candela accesa per qualche minuto o per tutta la sera.
L’importante è che quel gesto sia tuo, intimo, vero.
Un filo di luce che unisce ciò che non si vede più ma che esiste ancora.
UN SUPPORTO PER CHI È IN LUTTO
È estremamente difficile affrontare il lutto e spesso, soprattutto se stiamo attraversando il primo periodo successivo alla morte, ci sembra di non farcela per quanto il dolore sia lacerante.
La domanda che più spesso ci poniamo in questo tempo è “come faccio ad andare avanti senza di te? Come si vive senza più te accanto?”. Io dicevo alla mia Maestra di Vita Nocciolina “mi hai insegnato tutto, ma non a vivere senza di te”. Poi, con il tempo, mi ha fatto comprendere che per insegnarmi questa lezione, aveva bisogno di partire per il Grande Viaggio, ma non per questo, avrebbe smesso di insegnarmi la Vita se io avessi trasformato il dolore in ascolto profondo della sua nuova essenza.
E da allora le sue lezioni hanno assunto uno spessore diverso e la nostra relazione si è evoluta come un bruco in farfalla. Ricordo ancora i primi mesi, non vedevo la luce fuori da tunnel. Così, ancora una volta, ciò che lei mi aveva insegnato in vita mi è stato d’aiuto come balsamo sulla ferita. Lei mi ha portato sul cammino naturale nel mio lavoro con il primo passo verso la floriterapia e di nuovo lei mi stava indicando il supporto.
I fiori di Bach sono stati per me indispensabili in quel periodo. Senza loro, il dolore era asfissiante, ma nel momento in cui li prendevo, le acque si calmavano, e almeno per un po’ tornavo a respirare, ma appena si ripresentavano i pensieri e riaffioravano le emozioni, di nuovo mi sentivo dentro al tunnel e i fiori di Bach nuovamente tornavano in mio soccorso.
Mi hanno sostenuta nel periodo più nero, accompagnando le mie fluttuazioni emotive tra rabbia, tristezza, apatia, frustrazione, senso di impotenza e nostalgia con quella delicatezza che solo una madre, Madre Natura in questo caso, sa avere. In base a ciò che provavo, prendevo il rimedio di riferimento per quel momento emotivo.
Come sono stati di supporto per me i rimedi di Bach, magari potrebbero esserlo anche per qualcuno che in questo momento sta leggendo il mio blog. Pertanto, trovo funzionale scrivere qui di seguito quali rimedi di Bach potrebbero essere utili in questi casi. Non conoscendo personalmente le emozioni che potrebbe vivere chi sta affrontando adesso il lutto, scriverò genericamente alcuni rimedi che penso potrebbero essere di sostegno.
- Rescue Remedy: è sicuramente il principale rimedio che mi è stato d’aiuto soprattutto nel primo periodo. Un fenomenale mix di cinque fiori ideato dal Dott. Bach stesso. Quattro gocce direttamente in bocca o in mezzo bicchiere d’acqua da prendere all’occorrenza ogni volta che sentiamo riaffiorare il dolore in modo acuto. Possiamo ripetere la cosa durante l’arco della giornata ogni volta che ne sentiamo il bisogno, anche a distanza di tempi brevi come ogni quindici o venti minuti, ad esempio, fino a quando non sentiremo di stare meglio.
- Star of Bethlehem: “il consolatore dell’anima” (uno dei rimedi del Rescue Remedy) ci sostiene in caso di shock, profonda tristezza, lutto, dolore profondo. Due gocce dal flaconcino stock oppure quattro gocce dal flaconcino del trattamento. Sempre o in bocca o in mezzo bicchiere d’acqua.
- Honeysuckle: questo rimedio aiuta in caso di nostalgia del passato, quando i ricordi affiorano e sentiamo una stretta al cuore. Da prendere come Star of Bethlehem.
- Walnut: se abbiamo difficoltà a adattarci alla nuova quotidianità, al cambiamento che la perita ha comportato praticamente nella nostra vita, allora Walnut ci viene in soccorso. Da prendere come Star of Bethlehem.
- Sweet Chestnut: quando tutto ci sembra perduto, soprattutto quando abbiamo fatto di tutto per il nostro amico animale fino all’ultimo e, nonostante ciò, lo abbiamo perso. Ci sentiamo sconfitti, arresi, in preda all’angoscia, vediamo nero e tutto ci sembra perduto. È “la notte buia dell’anima”. La luce fuori dal tunnel non si vede e ogni cosa sembra non avere più senso. Questo rimedio è un vero e proprio “abbraccio imbottigliato”, “riporta luce all’anima”. Da prendere come Star of Bethlehem.
Questi sono solo alcuni dei rimedi che potrebbero essere utili in senso generico, se poi dovessero essere coinvolte anche altre emozioni o stati d’animo come apatia, senso di colpa, rabbia o altri ancora, allora la cosa migliore sarà farsi fare una composizione personalizzata da un professionista certificato per fiori di Bach.

E POI… LA SPERANZA
Col tempo, la lacrima diventa carezza, il nodo alla gola si scioglie in un sorriso.
Non perché dimentichiamo, ma perché impariamo a convivere con la mancanza come parte della vita.
E forse, a Natale, in mezzo alle luci, se chiudiamo gli occhi per un istante, sentiremo ancora il rumore leggero di una coda che batte, il ticchettio inconfondibile delle sue unghiette sul pavimento, delle dolci fusa sul grembo o il calore di un respiro che ci sfiora.
Non se ne sono andati davvero e non se ne andranno mai.
Sono solo diventati invisibili agli occhi, ma più presenti che mai nell’anima.
Parafrasando il poeta Rabindranath Togore potremmo dire: “Morire non è spegnere la luce, è solo spegnere la lampada perché è arrivata l’alba”. A Natale accendiamo pure le luci dell’albero, ma non dimentichiamoci di onorare la luce più importante: quella che i nostri amici animali, andandosene, hanno acceso dentro di noi per non spegnerla più fino al giorno del nostro reincontro.
Dedicato a Billy e Nocciolina
