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VIDEO | Zoofarmacognosia: l’automedicazione animale tra osservazione e scienza

by | 19 Mar, 2026 | Zoofarmacognosia | 0 comments

 


Origini, esempi e limiti di un fenomeno che unisce etologia, salute e relazione con l’ambiente.

Tutto origina da un’osservazione apparentemente semplice di alcuni studiosi intorno agli anni Settanta del secolo scorso: alcune scimmie di un clan ingeriscono foglie intere senza masticarle, di determinate piante, generalmente dal sapore molto sgradevole, che normalmente non fanno parte della loro alimentazione abituale. Da queste scene osservate in natura da primatologi come Jane Goodall, Richard Wrangham, Toshisada Nishida e Michael Huffman è nata una delle domande più affascinanti dell’etologia: gli animali sanno cercare in natura ciò che può aiutarli a stare meglio e a recuperare la salute in caso di malessere?

Ho avuto il piacere di partecipare alla trasmissione “Parola all’Esperto”, un programma di Super J Tv, rete televisiva trasmessa nelle regioni Abruzzo e Molise, dove abbiamo parlato di un tema avvincente e ancora poco conosciuto dal grande pubblico: la Zoofarmacognosia.

Una parola complessa come uno scioglilingua, ma che indica un fenomeno molto interessante: in natura, alcuni animali sembrano essere in grado di selezionare sostanze, piante o materiali utili al proprio benessere. In altre parole, possono mettere in atto comportamenti che ricordano una forma di automedicazione. La letteratura scientifica moderna su questo tema prende slancio soprattutto a partire dagli anni Settanta, e il termine “zoopharmacognosy” entra nell’uso scientifico nel 1987 grazie al primatologo Richard Wrangham e al biochimico Eloy Rodríguez.

 

 

Da dove nasce questa disciplina?

Una delle storie più affascinanti arriva dall’osservazione dei grandi primati africani. Jane Goodall notò già negli anni Sessanta foglie intere e non masticate di Aspilia nelle feci degli scimpanzé, anche se all’epoca il significato del fenomeno non era ancora chiaro. Negli anni successivi, altri studiosi come Richard Wrangham, Toshisada Nishida e Michael Huffman trasformarono quelle osservazioni aneddotiche in un vero filone di ricerca sull’automedicazione animale. È l’alba della Zoofarmacognosia come disciplina scientifica.

Fra i casi più noti c’è proprio quello degli scimpanzé che ingeriscono foglie di Aspilia intere, senza masticarle: un comportamento non nutritivo che è stato interpretato come potenzialmente utile nel controllo di disturbi intestinali causati da parassiti, poiché sono stati ritrovati dei vermi attaccati alle foglie ritrovate negli escrementi degli animali. Tra le pubblicazioni più diffuse in merito alla zoofarmacognosia, l’uso di Aspilia è spesso presentato come uno degli esempi più popolari e convincenti di self-medication nei primati non umani.

Un altro esempio molto citato riguarda la Vernonia amygdalina, una pianta amara le cui foglie venivano prima sbucciate per estrapolarne il midollo e poi ingerite da scimpanzé malati o debilitati. Gli studi biochimici effettuati sulla pianta ne collegano il consumo ad un possibile effetto antiparassitario, tanto che la Vernonia è diventata uno dei simboli di questo campo di ricerca.

Quello che colpisce di questi casi non è soltanto il comportamento in sé, ma il fatto che gli animali, in condizioni particolari come quelle riconducibili ad un malessere, sembrino selezionare certe sostanze non per nutrirsi, bensì per trarne un beneficio. È proprio da osservazioni come queste che nasce la zoofarmacognosia come disciplina moderna: dallo stupore, dall’osservazione sul campo e dal tentativo di capire quanto sia sofisticato il rapporto tra animali, ambiente e salute. Le varie popolazioni indigene del mondo hanno osservato da sempre gli animali in natura, ancor prima degli studiosi, e da questa profonda osservazione hanno appreso l’uso medicamentoso di diversi rimedi naturali.

 

Che cos’è la zoofarmacognosia

Il termine, quindi, indica la capacità, osservata in diverse specie animali, di cercare e assumere varie sostanze naturali che possano aiutare l’organismo a rimanere in salute o a recuperarla in caso di malessere. Gli animali mettono in atto questi comportamenti sia come forma di prevenzione sia come automedicamento.

È vero che si tratta di un campo di studio nato dall’osservazione del comportamento animale in natura ma in realtà gli animali si sono sempre automedicati, non hanno iniziato a farlo quando noi li abbiamo osservati con occhio scientifico, già Plinio il Vecchio nel I secolo d.C., nel suo Naturalis Historia scriveva di alcuni tipi di lucertole che usavano piante ai fini medicamentosi (come la cicuta) per salvarsi dal veleno di serpenti dopo un combattimento. Alcuni dei casi più noti riguardano, come già detto, i primati che ingeriscono foglie specifiche o assumono piante amare, ma la letteratura parla anche di altri animali che utilizzano piante, argille, insetti o funghi con funzione preventiva o curativa.

Quello che rende la zoofarmacognosia così interessante è che ci invita a guardare gli animali in un modo diverso: non come esseri passivi, ma come individui dotati di una relazione molto raffinata con l’ambiente che li circonda.

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Un tema affascinante, ma da trattare con prudenza

Parlare di zoofarmacognosia non equivale a dire che gli animali “si curano sempre da soli” o che qualunque rimedio naturale sia automaticamente utile e sicuro.

Questo è un punto fondamentale.

La natura è ricca di risorse, ma bisogna essere prudenti. Gli animali possono mostrarci comportamenti sorprendenti, ma questo non autorizza il fai-da-te, soprattutto quando si parla di animali domestici e di problematiche di salute, come stress, dermatiti, parassiti o disturbi comportamentali. La stessa letteratura scientifica distingue tra osservazioni forti, soprattutto nei selvatici studiati sul campo, e interpretazioni più incerte o ancora da verificare. Non dobbiamo mai dimenticarci che naturale non significa sicuro.

Osservare è importante. Interpretare troppo in fretta, invece, può essere un errore. Studio, conoscenza e approfondimenti dei regni vegetale e animale sono fondamentali per non incorrere in interpretazione approssimative e potenzialmente dannose.

 

Perché questo argomento ci riguarda da vicino

La zoofarmacognosia non è solo una curiosità scientifica e un affascinante comportamento. È anche un invito a sviluppare uno sguardo più attento, rispettoso e profondo sul mondo animale.

Ci ricorda che cani, gatti, cavalli e gli altri animali selvatici (ma anche domestici) non vivono il loro corpo e l’ambiente in modo casuale e disconnesso. Spesso ci comunicano molto più di quanto siamo abituati a cogliere. Imparare a osservare meglio i loro comportamenti può aiutarci a comprenderli di più, sempre però all’interno di una cornice di serietà, competenza e tutela del loro benessere.

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Zoofarmacognosia e animali domestici

Quando questo tema entra nella vita quotidiana, nascono molte inevitabili domande: un cane che mangia erba sta cercando di curarsi? Un gatto stressato può scegliere odori o piante che lo aiutano a rilassarsi?

La risposta più corretta a queste e a molte altre domande analoghe è sì, ma…

Sì, gli animali domestici possono mostrare comportamenti di autoregolazione e automedicazione ma no, esistono particolari condizioni nelle quali l’animale non è in grado di effettuare un comportamento di autoselezione ai fini medicamentosi, così come esistono determinate circostanze in cui si preferisce evitare di eseguire una sessione di zoofarmacognosia applicata, ovvero quella “natura portata a domicilio” dai professionisti del settore. Importante ricordare che questo non sostituisce la medicina veterinaria, né una corretta valutazione clinica o comportamentale.

La zoofarmacognosia può insegnarci a osservare meglio. Non a improvvisare.

 

Il messaggio che mi piacerebbe lasciare

Se c’è una cosa che spero arrivi da questa intervista è questa:
gli animali hanno molto da insegnarci, ma per ascoltarli davvero servono rispetto, studio (molto studio) e responsabilità.

La zoofarmacognosia è un ponte bellissimo tra etologia, natura, salute e relazione. È un argomento che incuriosisce, apre domande, accende riflessioni, dona una profonda visione biocentrica ed ecocentrica. E forse, proprio per questo, merita di essere trattato con rispetto e animo aperto.

 

Vuoi approfondire?

Se questo tema ti interessa, puoi seguire il blog: continuerò a condividere riflessioni, approfondimenti e contenuti dedicati al comportamento animale, al benessere e alla relazione tra animali, ambiente e cura.

 

Dott. Francesca Alcinii | Dottore in Tutela e Benessere Animale | Consulente Certificata Fiori di Bach per persone e animali – BFRP e BFRAP | Operatore Esperto in Zoofarmacognosia Applicata e Aromaterapia del cane e del gatto | Operatore esperto in Etologia Relazionale | Educatore Cinofilo FICSS – ASI – ThinkDog

 

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